
SENSAZIONE
Nelle azzurre sere d'estate,
io andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano,
a pestare l'erba minuta:
Sognatore, io ne sentirò la frescura ai piedi.
Io lascerò che il vento bagni il mio capo nudo.
Io non parlerò,
io non penserò a nulla:
ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
e io andrò lontano, molto lontano,
come uno zingaro, nella Natura, -
felice come amato da una donna.
A. Rimbaud (Marzo 1870)
GIOVANI SPOSI
| La camera è aperta al cielo azzurro turchino; non c'è posto: cofanetti e madie! Fuori il muro è coperto di aristolochie ove vibrano le gengive dei folietti.
Son davvero intrighi di geni questa spesa e questi disordini vani! è la fata africana che fornisce la mora e le reticelle negli angoli. Parecchie entrano, madrine scontente, con lembi di luce negli armadi, poi vi rimangono! la coppia s'assenta poco seriamente e non si combina nulla. Lo sposo è soppiantato dal vento, durante la sua assenza, qui, di continuo. Perfino spiriti delle acque, malefici, entrano e vagano tra le sfere dell'alcova. Nella notte amica, oh, la luna di miele raccoglierà il loro sorriso e riempirà di mille strisce di rame il cielo. Poi avranno da fare col topolino maligno. - Se non arriva un pallido fuoco fatuo, come una fucilata, dopo i vespri. O santi e bianchi spettri di Betlemme, incantate piuttosto l'azzurro della loro finestra! |

MICHELE E CRISTINA
Via, dunque, se il sole abbandona queste rive! Fuggi, chiaro diluvio! Ecco l'ombra delle strade. Tra i salici, nel vetusto cortile d'onore, il temporale scaglia le prime larghe gocce.
O cento agnelli, biondi soldati dell'idillio, fuggite dagli acquedotti, dalle smagrite lande! Pianura, deserti, praterie, orizzonti mostrano il rosso abbigliamento dell'uragano.
Cane nero, bruno pastore il cui mantello s'inabissa, fuggite l'ora dei superni lampi; biondo gregge, or che nuotano ombra e zolfo, cerca di scendere a migliori asili.
Ma io, Signore! Ecco, il mio spirito vola per i cieli ghiacciati di rosso, sotto i celesti nembi che corrono e volano su cento Solognes lunghe come una strada ferrata.
Ecco mille lupi, mille sementi selvagge, che questo religioso pomeriggio di tempesta trascina, non senza tenerezza per i convolvoli, sopra la vecchia Europa su cui passeranno cento orde!
Poi, il chiaro di luna! Per tutta la landa, arrossati, la fronte ai neri cieli, i guerrieri lentamente cavalcano sui pallidi corsieri! I ciottoli suonano sotto questa fiera banda!
- E vedrò il bosco giallo e la valle chiara, la Sposa dagli occhi cèruli, l'uomo dalla fronte rossa. o Gallia, e il bianco Agnello Pasquale, ai loro cari piedi, - Michele e Cristina - e Cristo! - Fine dell'Idillia.

Nel suo netto vapore, verso Febea! vedi agitarsi la testa dei santi d'un tempo...
Lungi dalle macine, dai promontori, dai bei tetti, quei cari Vecchi vogliono questo filtro sornione.
Ora, né feriale né astrale è la bruma che s'esala da questo effetto notturno.
Tuttavia, essi restano giustamente - Sicilia, Germania - in questa nebbia triste e pallida.
BRUXELLES

| Luglio, Boutevard du Régent. |
| Aiuole d'amaranti fino al piacevole palazzo di Giove' - So che sei tu a mescolare fra queste edere il tuo Azzurro quasi di Sahara.
Poi, come la rosa e l'abete del sole e la liana hanno qui i loro giochi apportati, gabbia della piccola vedova!... Quali stormi d'uccelli, o ia io, ia io!... - Case calme, antiche passioni! Chiosco della Folle per amore. Dietro le natiche dei rosai, balcone ombroso molto basso della Giulietta. - La Giulietta, richiama alla mernoria l'Enrichetta, affascinante stazione della ferrovia, nel cuore d'un monte, come in fondo a un verziere dove mille diavoli azzurri danzino nell'aria. Panca verde ove canta al paradiso tempestoso, sulla chitarra, la bianca irlandese. Poi, dalla sala da pranzo guianese, cinguettio di uccelli e di gabbie. Finestra del duca che mi fai pensare al veleno delle lumache e del bosso che dorme quaggiù al sole. E poi, è troppo bello! troppo! Taciamo.
Strada senza movimento né traffico, muta, ogni dramma e ogni commedia, riunione d'infinite scene, ti conosco e t'ammiro in silenzio. |